Terrorismo e Paura, una visione Psicologica

Alessio Sangiuliano

Il terrorismo e l'immigrazione, due parole che i media sempre più tendono ad associare. Ancor di più il termine "paura" viene spesso riportato nei vari articoli di giornale o durante le numerose trasmissioni di attualità che affollano i teleschermi.

Ma lo psicologo che ne sa? Lo psicologo cura i "malati" mentre il terrorismo è reale ed è la diretta causa dell'emergenza immigrazione!
Allora proveremo a dare delle risposte utilizzando scorci di vita reale.

Recentemente a Teramo l'associazione Giovani Psicologi Abruzzesi di cui sono presidente, ha organizzato un convegno dal titolo "Emergenza immigrazione in Abruzzo: prospettive psicologiche sociali e legali". Tale titolo aveva una connotazione provocatoria in quanto chi lo organizzava, nonché relatori, opera e lavora quotidianamente con i "veri" migranti.
Il convegno è stato una splendida occasione per mostrare come il fenomeno non sia "un'emergenza" bensì una realtà da più di 10 anni in Abruzzo e come tale offra opportunità culturali ed economiche. Sono decine le persone che hanno incominciato a lavorare per i centri e per i servizi offerti. Sì perché i migranti, sono persone che hanno bisogno di cose e servizi e sono disposti a occupare spazi sociali che noi abbiamo "abbandonato". Ecco perciò che disoccupati italiani di paesi remoti dell'entroterra si ritrovano ad essere contrattualizzati a tempo indeterminato per lavorare come operatori, assistenti specializzati e figure professionali.

La splendida iniziativa ha assunto però un carattere diverso il giorno seguente. Infatti alcuni dei giornali locali hanno preferito dare altra luce all'evento, sottolineando in maniera quasi ambigua un unico aspetto, ossia il numero dei migranti presenti ed il numero di quelli in arrivo. Questo dato inserito nei titoli e "linkato" sui vari social ha generato il "mormorio" di commenti del tutto fuori luogo. É bastata una parziale verità di un giornale a mandare in fumo il lavoro di settimane necessario per organizzare il convegno, il messaggio dell'evento e soprattutto a generare "paura" o meglio "fobia" sull'onda di gravi episodi che nulla hanno a che vedere tra loro!

Lo psicologo studia e lavora nella relazione e l'integrazione si basa sulla relazione, quindi l'immigrazione è principalmente un problema psicologico. Però come nelle singole famiglie esiste il paziente designato in una problematica che riguarda tutti i membri, ecco che in questa grande famiglia in cui i migranti sono "il paziente" alcuni "familiari" boicottano la soluzione e aumentano i problemi!

In Abruzzo non abbiamo drammi migratori, ma basta un messaggio sbagliato a crearne di veri e seri! La paura e la fobia derivano dai messaggi e dall'interpretazione che questi messaggi ci permettono di dare alla realtà. La mente elabora i vissuti, ma se questi sono frutto di racconti per noi il gioco non cambia. Chi si occupa di comunicazione dovrebbe sapere e capire il potere di cui dispone. Nelle sue mani ha il futuro dei suoi lettori. Non siamo poi tanto diversi dai nostri figli i quali credono a "babbonatale" perché si fidano dei propri genitori e al tempo stesso purtroppo credono anche "all'uomo nero" del quale hanno paura senza neppure averlo mai visto! Ci fidiamo perchè i genitori sono più grandi e conoscono cose che noi non conosciamo. La dinamica che si struttura con i midia o semplicemente con il racconto è la stessa.

Ora però il problema è che questa paura genera patologie proprio come un bambino educato con la paura probabilmente soffrirà da adulto. Come ne usciamo? Bisognerebbe essere un po' più responsabili e un po' più maturi. Smetto di credere "all'uomo nero" perché crescendo acquisisco informazioni in autonomia e riesco a discernere maggiormente ciò che è frutto di un racconto e ciò che è vero. La cultura, l'esperienza diretta, il vivere e il conoscere ci aiuta ad uscire da una prigionia fobica che altrimenti ci porterebbe solo alla patologia. Purtroppo la crescita dovrebbe avvenire anche nella mente di chi è generatore di conoscenza, ossia i professionisti della comunicazione, i quali dovrebbero tornare ad investirsi dell'importanza della funzione che esercitano e astenersi dallo svendersi per un click in più. Siamo animali sociali e viviamo di relazione se la relazione viene minata da paure immotivate ci ammaliamo noi singoli e distruggiamo la nostra società, questo è il rischio reale del terrorismo.

Il terrorismo psicologico è ciò a cui mira chi vuole abbattere una civiltà.

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